Riprendo qui di seguito il resoconto delle mie avventure a Streep 2011. Qui la prima parte.
Dopo la cena con Cavazzano e soci, comincia la serata vera e propria. Si parte con la proiezione di una intervista di una ventina di minuti a Art Spiegelman, banale nelle domande, estremamente interessante nelle risposte. Art parla del suo Maus e di ciò che gli sta attorno, fino alla sterile polemica per l'oscar a Benigni, sublimata in questa illustrazione comparsa, se non erro, sul The New Yorker:
Dopo la cena con Cavazzano e soci, comincia la serata vera e propria. Si parte con la proiezione di una intervista di una ventina di minuti a Art Spiegelman, banale nelle domande, estremamente interessante nelle risposte. Art parla del suo Maus e di ciò che gli sta attorno, fino alla sterile polemica per l'oscar a Benigni, sublimata in questa illustrazione comparsa, se non erro, sul The New Yorker:
Art fuma da far invidia a un turco, esattamente come quando l'avevo incontrato a Milano, tempo addietro.
Al termine ha inizio il dibattito fra gli autori, con Spari che dirige le operazioni. Faraci parla dei suoi esordi malcagati, quando il fumetto era per lui un hobby e lavorava solo nei weekends, e di come, molto lentamente, sia arrivato alla notorietà anche grazie a Underville, prima storia di MMMM. Dunque della musica che ascolta mentre disegna, ovvero roba buzzurra e punkettara tipo i Prodigy (sorprendente, no?). Stesse domande per Cavazzano, excursus dai suoi inizi veneziani con Scarpa (meno idilliaci di quanto si pensa) e, ancora, della musica che ascolta mentre lavora. In questo caso, roba più tranquilla rispetto a Faraci, rock d'altri tempi e anche qualcosa di classica. Per ultimo, Corona, ha speso alcune parole sull'Ombra di Walt, oltre a aver ammesso di fumare quantità ragguardevoli di canne (cosa che nessuno avrebbe mai sospettato). Sull'Ombra ha rivelato alcuni retroscena interessanti che tento di riassumere qui di seguito:
- Giunto a metà del suo lavoro, ovvero terminato il primo volume, per una sorta di incertezza causata dalla sua poca dimestichezza con lavori di grande respiro, non sapeva ancora bene dove la storia sarebbe andata a parare;
- Il suo lavoro risente dell'ispirazione dai corti Disney dei primi anni '30 (Silly Symphonies e via dicendo) e dall'assurdità degli atteggiamenti e delle movenze del Topolino di allora;
- Corona considera i corti di quegli anni fra i massimi capolavori della Disney, dopo i lavori di Faraci e Cavazzano;
- Corona considera i corti di quegli anni fra i massimi capolavori della Disney, dopo i lavori di Faraci e Cavazzano;
- Il titolo dell'opera vorrebbe sottintende l'incombere dell'ombra di Walt (Disney) sulle vicende dei personaggi, come se la sua costante presenza aleggiasse fra le tavole senza tuttavia essere identificabile in quanto gli stilemi originali sono stati ormai trasfigurati in altro;
- Il cane pittore è raffigurato come un cane non per omaggio a chissà quale personaggio dei tempi andati ma perché disegna da cane (uso della metafora);
- È al lavoro su una nuova opera lunga;
- È al lavoro su una nuova opera lunga;
Prima che il dibattito con gli autori fosse concluso, il mio compare di serata (il primo di cui dicevo) ha posto il problema, in termini realistici, dell'ambientazione dei fumetti Disney, estremamente differente nei lavori "classici" (dove compare la Paperopoli con le tante villette e la collina col deposito, che sola svetta su tutta la città) e nei lavori più recenti come PKNA (con palazzoni e scenari made in USA).
La serata è lì per finire, sono le ventitré e passa e io devo tornarmene a casa. Gli autori si spostano ancora all'esterno del locale, fra un bicchiere e un buon sigaro, a discutere fra di loro e coi fans. È indubbiamente questo il momento migliore della serata, quello in cui ci si può arrischiare a esporre agli autori tutte le malate fantasie che ci costruiamo sulle loro storie, nell'incognita del tempo sufficiente per asfissiarli definitivamente, scaduto il quale verremo indirizzati con insistente solerzia verso quel paese nei pressi di affanculo (non che mi sia mai successo, ma ogni volta che parlo con un autore vedo la suddetta scena nella mia mente, chiara e presaga come in un quadro di Monet).
Una ragazza domanda a Cavazzano di autografale un qualcosa, io ne approfitto per rompergli nuovamente i maroni e domandargli un disegno di Reginella. Purtroppo non c'è molta luce, e disegnare risulta complicato. Tuttavia, grazie a Latona, viviamo in un'era così schifosamente tecnologica che un semplice cellulare basta a illuminare una stanza. Posizionati questi faretti di fortuna, Cavazzano comincia a disegnare (ed è un piacere osservarlo) e voila, les jeux sont fait (encore):
(Una Reginella disegnata da Cavazzano. Sì, avete capito bene)
Nel tempo che io ripongo questo disegno nello zaino con la cautela mista a tremarella di un filologo che maneggia un papiro anacreonteo del sesto secolo a.C., Cavazzano fa in tempo a fare altri due disegni e a cominciare una discussione con due ragazze (che, da quel poco che ho capito e che me ne frega, sono delle illustratrici).
Convintomi che regrets, I've had a few, saluto tutti i miei compagni di serata (ripetendo loro per la trentaduesima volta in quattro minuti scarsi che la Reginella di Cavazzano finirà fra il Rat-Man di Ortolani e il Paperone di Don Rosa, ovvero sopra il mio letto, al posto della Madonna) e, da ultimo, Spari. Gli do del "lei" ma pare offendersi. Il mio "vossia" non sembra rimediare all'errore. Comincia a minacciarmi di mollarmi una testata sul setto nasale sebbene io vorrei consigliargli di evirate simili avventatezze alla sua età (ma qualcosa, forse il mio spirito di sopravvivenza da lombrico intrappolato nel permafrost, mi induce a lasciar perdere).
Andandomene a passo a spedito in direzione della fermata del tram penso che se non muovo il culo è assai probabile che sarà costretto a passare la notte in Milano. Sarà così? Lo scoprirete solo leggendo:
Andandomene a passo a spedito in direzione della fermata del tram penso che se non muovo il culo è assai probabile che sarà costretto a passare la notte in Milano. Sarà così? Lo scoprirete solo leggendo:
ROAD TO HOME!
(Un romanzo grafico sui cazzimiei!)
Non so bene fino a che ora ci siano i mezzi pubblici qui a Milano. Credo fino a mezzanotte, e il mio orologio segna le 23:50. Ho dunque 10 minuti per fare un bel pezzo di strada (dai navigli a Duomo, da Duomo a stazione Garibaldi). Ho come la vaga impressione di essere fottuto, ma confidando sempre nell'ingenua speranza che anima il cuore di noi giovani sognatori (o bamboccioni), mi dico in tono rassicurante:
(by Mak)
E parto, come un levriero a cui hanno incendiato i peli del culo, con libri, statuine, fogli che mi ballonzolano nello zaino, fino a giungere lievemente ansante, lievemente bluastro, alla fermata del tram. Caso fortuito, sembrerebbe esserci ancora una corsa. Olè, dico. Poi svengo e quando ripiglio i sensi il tram è lì che mi aspetta. Salgo e, evidentemente, lassù qualcuno mi ama perché l'autista è un tizio scorbutico, sull'incazzato andate, che se può passa col giallo e fanculizza gli automobilisti che gli domandano la precedenza. Quando a una fermata scorgo un signore correre verso di noi e far segno all'autista di aspettarlo, e quest'ultimo, per tutta risposta, chiude le porte e ingrana la marcia fottendose altamente, io sento in me il prepotente desiderio di amarlo più e più volte (ma il tempo è tiranno bastardo e abborre simili slanci sodomitici). Penso alla strada che devo fare e cambio la mia meta con Porta Venezia (Garibaldi è ormai troppo lontana per il tempo che ho a disposizione). Arrivo in Duomo e comincio a correre verso la metro. Qualcuno ne esce, pochissimi entrano. Comincio a temere che le corse siano già terminare. Posso i tornelli e mi fiondo giù per le scale. Sulla banchina c'è gente che aspetta. Una voce dall'altoparlande ripete: "treno in direzione ecc... ultima corsa". Salgo, respiro per la seconda volta in 20 minuti, e guardo l'ora: è mezzanotte e venti. Occhio e croce ho sette minuti per arrivare in stazione e prendere quello che so essere l'ultimo treno per le mie valli. Sono leggermente in apprensione e penso già alle dure panche della stazione su cui dovrò passare la notte. In questo momento la situazione che mi si prospetta occupa, sulla scala delle difficoltà, il livello otto, che in termini biblici equivale alla moltiplicazione dei pani e dei pesci: affare molto difficile ma non impossibile, se conosci un pescivendolo e un fornaio affidabili. Io conosco a malapena me stesso ma non demordo. Arrivato a Porta Venezia cerco di infilarmi nei tunnel che portano al passante ferroviario, ma tutte le sacarinesche che incontro sono già abbassate. Per mia fortuna conosco la zona perché nelle vicinanze c'è la Borsa del Fumetto (i fumetti salvano, sappiatelo). Esco, attraverso la strada e mi diriggo verso un sottopasso che so essere in comunicazione diretta col passante. È l'unico che trovo aperto. Scendo verso i treni. Sono le 21:28. Il treno l'ho (l'avevo?) per le 21:27. Un avviso lampeggiante mi comunica che il mio treno ha un minuto di ritardo e che è pronto al binario due, in partenza. Salto i tornelli fregandomente abbastanza di quanto mi grida il controllore, scendo gli scalini ripetendo all'indirizzo del macchinista: "'spetta 'spetta 'spetta 'spetta 'spetta 'spetta". Prima rampa. "'spetta 'spetta 'spetta 'spetta 'spetta 'spetta". Seconda rampa. Il macchinsta, che non è della famiglia del tramviere, bensì un fervente cattolico che sa bene che deve amare ogni prossimo suo come se stesso, attende il mio burrascoso sopraggiungere e, con una calma da beato angelico, mi fa: "sali là". E, alzando un braccio che sembra poter dividere il mar Rosso, mi indica un punticino in lontananza, una macchiolina all'altezza dell'ultimo vagone del treno, dove il controllore sta salendo dall'unica porta ancora aperta del treno. Riprendo a correre e a gridare: "'spetta 'spetta 'spetta 'spetta 'spetta 'spetta". Salgo al volo, sperando di non aver perso nulla nelle varie corse. Ringrazio il controllore per avermi aspettato e gli confesso di non aver il biglietto.
"Bene," mi fa, "dove devi andare?"
Al ritmo di una parola ogni venticinque boccate d'aria, glielo dico.
"Ma questo treno non ferma lì. Ferma a" e mi dice dove. "Da qui dove poi prendere il pullman e arrivi al tuo paese."
Fa niente, dopo quello che ho passato, questo nuovo problema mi pare d'importanza risibile. A conferma della mia sicumera, offro al controllore un pane e un pesce dalla cesta che ho moltiplicato, dunque prendo posto sul treno. Durante il viaggio dormicchio e riguardo il mio bottino. Arr, pesca grossa, marinai. Poi il treno arriva a destinazione e io, via, mi fiondo verso la fermata del pullman, cioè, ci provo, perché dopo un primo, impercettibile scatto, le mie gambe si staccano dal bacino e, incavolate nere, mi dicono: "Adesso tu cammini a passo lento e anche se perdi il pullman a noi non frega un cazzo, capito?" Capito. Arrivo piano piano alla fermata, ma non trovo nessuno, tranne un furgoncino (una specie di multipla, solo un po' più capiente).
Domando all'autista del suddetto: "Buon uomo, sa mica dove ferma il pullman per el me paes?"
"È questo," fa lui.
Abbacinati da cotanto lusso, saliamo io e un marocchino-senegalese-qualcosa abbastanza allegro, probabilmente fatto. Quest'ultimo domanda poi di scendere in un punto qualsiasi dopo 5 minuti di viaggio. L'autista guida veloce, è della famiglia del tramviere. Dopo neanche 20 min. stiamo per arrivare in stazione quando mi accorgo che l'incrocio a 100 m. è quello sotto casa mia.
Domando: "Ehm, se mi lascia qui mi fa un favore".
L'autista si ferma, mi fa scendere e riparte. Io mi ritrovo a 100 m. da casa. Sono le due di notte. Due ore prima ero a Milano, ai navigli, più o meno sicuro di dover passare la notte all'addiaccio dopo una serata niente male. Ora invece sono convinto che quest'ultima abbia grandi possibilità di vincere La chiappa d'oro, il premio per la giornata più culona dell'anno. Speriamo di no, dopotutto siamo solo a giugno.
"Bene," mi fa, "dove devi andare?"
Al ritmo di una parola ogni venticinque boccate d'aria, glielo dico.
"Ma questo treno non ferma lì. Ferma a" e mi dice dove. "Da qui dove poi prendere il pullman e arrivi al tuo paese."
Fa niente, dopo quello che ho passato, questo nuovo problema mi pare d'importanza risibile. A conferma della mia sicumera, offro al controllore un pane e un pesce dalla cesta che ho moltiplicato, dunque prendo posto sul treno. Durante il viaggio dormicchio e riguardo il mio bottino. Arr, pesca grossa, marinai. Poi il treno arriva a destinazione e io, via, mi fiondo verso la fermata del pullman, cioè, ci provo, perché dopo un primo, impercettibile scatto, le mie gambe si staccano dal bacino e, incavolate nere, mi dicono: "Adesso tu cammini a passo lento e anche se perdi il pullman a noi non frega un cazzo, capito?" Capito. Arrivo piano piano alla fermata, ma non trovo nessuno, tranne un furgoncino (una specie di multipla, solo un po' più capiente).
Domando all'autista del suddetto: "Buon uomo, sa mica dove ferma il pullman per el me paes?"
"È questo," fa lui.
Abbacinati da cotanto lusso, saliamo io e un marocchino-senegalese-qualcosa abbastanza allegro, probabilmente fatto. Quest'ultimo domanda poi di scendere in un punto qualsiasi dopo 5 minuti di viaggio. L'autista guida veloce, è della famiglia del tramviere. Dopo neanche 20 min. stiamo per arrivare in stazione quando mi accorgo che l'incrocio a 100 m. è quello sotto casa mia.
Domando: "Ehm, se mi lascia qui mi fa un favore".
L'autista si ferma, mi fa scendere e riparte. Io mi ritrovo a 100 m. da casa. Sono le due di notte. Due ore prima ero a Milano, ai navigli, più o meno sicuro di dover passare la notte all'addiaccio dopo una serata niente male. Ora invece sono convinto che quest'ultima abbia grandi possibilità di vincere La chiappa d'oro, il premio per la giornata più culona dell'anno. Speriamo di no, dopotutto siamo solo a giugno.




4 commenti:
la chiappa d'oro?
Esattamente. È un prestigioso premio istituito anni fa dopo un serie ragguardevole di botte di culo inanellate a breve distanza l'una dall'altra. La cerimonia si tiene ogni fine anno (non dico dove perché è facile immaginarlo). E sì, esistono anche le chiappe d'argento, bronzo e legno (ma fa un po' sfiga vincerle).
mi è piaciuto. tranne quando mi dai del lei. ti devo una testata sul setto nasale.
Leggiti il mio articolo su Crumb, piuttosto, così se non ti piace mi tiri una sola testata fortissima e siamo a posto.
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